L’apertura della seconda pizzeria a Catania, in via Raffineria 33, da lunedì 16 maggio 2022, segna a tutti gli effetti la trasformazione dell’insegna Frumento in un format destinato a crescere ancora con una rete che nei prossimi anni toccherà altre aree della Sicilia. «Un format sempre più preciso, identitario e improntato a una filosofia del mangiare e bere naturale», annuncia Emanuele Serpa, fondatore e proprietario della pizzeria Frumento, che quest’anno è stata riconfermata nella classifica delle migliori pizzerie d’Italia da 50TopPizza, al 36° posto, anche grazie ad un incessante lavoro di selezione di tutte le materie prime secondo un rigoroso criterio di rispetto della natura e di artigianalità e alla scelta di comporre un menu originale al cento per cento, in cui la ricetta di ogni singola pizza viene ispirata solo dalla territorialità, dalla stagionalità, dalla scoperta di nuovi prodotti da valorizzare.

Restando nel solco del percorso che ha già consolidato in questi anni ad Acireale, Frumento rafforza l’idea di creare percorsi guidati e una certa educazione al gusto, che fa parte di una precisa interpretazione del concetto di pizza contemporanea: «Considerata un piatto della tradizione italiana – spiega Emanuele Serpa – per decenni la pizza è stata prigioniera dei clichè (che spesso hanno consolidato grandi errori nella produzione e nel consumo, che nulla avevano a che fare con la tradizione). Renderla protagonista di una proposta nuova, vuol dire liberarla da questi confini e metterla in dialogo con l’evoluzione del linguaggio gastronomico. Così la pizza ritrova lo spazio e il tempo dell’autenticità, tornando all’origine delle ragioni del gusto e coinvolgendo i consumatori nella ricerca dell’abbinamento perfetto tra le consistenze e i profili aromatici degli ingredienti. Per questo nel menu ci piace raccontare da dove provengono le materie prime, chi le ha prodotte ma soprattutto perché le abbiamo scelte».

Una filosofia, questa, che coinvolge non solo un diverso modo di mangiare, ma anche un diverso modo di bere, in quello che Serpa vuole battezzare come un vero e proprio organic bar, contraddistinto unicamente da selezioni biologiche e artigianali: «Mi riferisco alla nostra carta dei vini, frutto di scelte personalissime, che vogliamo ci identifichino fortemente – spiega Serpa – ma anche alla nostra carta delle birre, sempre più ricca di etichette agricole italiane, grazie allo specifico angolo birreria che abbiamo voluto a Catania, e soprattutto il nostro american bar, che qui sarà ancor di più un punto di forza della nostra proposta. Vogliamo affermare che non si può fare un discorso serio sulla consapevolezza e la sostenibilità alimentare che non coinvolga anche ciò che beviamo. Vogliamo dichiarare apertamente le nostre affinità elettive: i nostri fornitori sono tutti accomunati da una filosofia produttiva al naturale, caratterizzata da una sensibilità ecosostenibile spiccata, dalla cura della terra lavorata, dal rispetto delle persone che ci vivono e se ne nutrono».